SAÍDA DO EURO – SEGUNDA RESPOSTA DE DOMENICO MARIO NUTI (VERSÃO ITALIANA)

Formulação da pergunta por Júlio Marques Mota

 

À pergunta formulada

Eis pois a questão que levanto aqui e agora,  uma vez que Portugal se recusa viver em autarcia como um país pequeno que é,   uma vez que a saída da zona euro unilateral é também ela inaceitável, uma vez que a saída apoiada pela UE é, por seu lado, impraticável, e tendo ainda em conta o conjunto,  caracterizado pela ignorância, ganância e maldade,  destes que nos governam,  seja  a nível regional seja  a nível nacional, então o que fazer para não se morrer, mesmo que lentamente (!)  com estas políticas que estão e estão mesmo para durar e  talvez mais de dez anos, de acordo com as declarações de Jens Weidmann ao Wall Street Journal 

continuemos a ver a troca de pontos de vistas havida com Domenico Mario Nuti

À publicação da versão inglesa do texto, segue-se a versão em português e, por fim, a versão em italiano.

 L’Euro: Prematuro, Dimezzato, Divergente

di D. Mario NUTI, Professore Emerito, Sapienza Università di Roma, dmarionuti@gmail.com, Websitehttp://sites.google.com/site/dmarionuti/Home  Blog “Transition”: http://dmarionuti.blogspot.com/. For an English version of this post see: http://dmarionuti.blogspot.it/2013/08/Eurozona-premature-diminished-divergent.html

Domenico Mario Nuti
  Domenico Mario Nuti

Sommario: Le ragioni principali dell’attuale crisi dell’Euro sono: 1) la sua nascita prematura, prima della realizzazione degli stadi di integrazione politica e fiscale che avrebbero dovuto precederla; 2) la natura dimezzata della Banca Centrale Europea, che non solo è indipendente, come la Fed, la Banca d’Inghilterra o la Banca Centrale del Giappone ma per di più –diversamente da queste istituzioni sorelle – non gli è consentito di acquistare ttoli di stato; e 3) la crescente divergenza dei parametri monetari, fiscali e reali degli stati membri.

Una eventuale uscita dall’Eurozona non porterebbe ad una soluzione della crisi, a causa della stretta disciplina fiscale alla quale tutti i paesi membri dell’UE continuerebbero a essere soggetti, e dell’elevato costo di uscire del tutto dall’UE.  Sembra preferibile promuovere ulteriori progressi verso l’evoluzione creativa della BCE, e l’allentamento dell’austerità all’interno dell’UE, magari minacciando l’uscita dall’Euro con vigore e persistenza piuttosto che uscendone per davvero. 

PARTE III
(CONTINUAÇÃO)

4.  Sviluppi recenti

Nel 2010 ha cominciato ad allargarsi e successivamente ha continuato a farlo lo spread fra i tassi d’interesse pagato sui loro titoli dai membri Meridionali dell’EMU e i più virtuosi membri Nordici dell’EMU, specialmente la Germania.  Si può dire in proposito che questo paese è stato troppo virtuoso, in vista del suo eccessivo successo nel promuovere le sue esprotazioni nette, attualmente dell’ordine di €210 miliardi equivalenti al 6% del suo PIL, senza che si attivi alcun meccanismo o politica economica, né in Germania né tantomeno a livello Europeo o di EMU, per eliminare o almeno ridurre questo squilibrio che ha enormemente danneggiato non solo tutti gli altri membri dell’EMU e dellUE ma anche – alla resa dei conti – la stessa Germania.

La storia dei tre anni successivi fino ad oggi è quella di miglioramenti parziali, lenti e inefficaci, e delle misure coraggiose e innovative introdotte dal Presidente della BCE Mario Draghi per far funzionare la BCE quasi come una vera e propria Banca Centrale nonostante la persistente opposizione tedesca.

Nel 2010-2013 due programmi temporanei dell’UE hanno fornito accesso istantaneo all’assistenza finanziaria per i paesi dell’Eurozona in difficoltà: la European Financial Stability Facility (EFSF) e l’European Financial Stabilisation Mechanism (EFSM).  Nel settembre 2012 essi venivano sostituiti da un permanente ESM (European Stabilisation Mechanism, mentre l’EFSF e l’EFSM continueranno a gestire i trasferimenti e i monitoraggi per i prestiti precedenti per il bailout dell’Irlanda, il Portogallo e la Grecia).  Tuttavia la dotazione dell’ESM è visibilmente insufficiente (€500bn) per poter far fronte a una crisi di larga scala che includa almeno uno dei più grandi paesi membri, e inoltre la sua assistenza è condizionata all’adozione di misure recessive di austerità e di dolorosi programmi di riforme isituzionali sotto la supervisione della Troika (Commissione Europea, BCE, IMF).

Due nuovi strumenti non convenzionali erano introdotti dalla BCE sotto la leadership di Mario Draghi, ostensibilmente allo scopo di restaurare il funzionamento inceppato di meccanismi di trasmissione di politica monetaria.  Attraverso le LTRO (Long Term Re-financing Operations), la BCE forniva iniezioni di fondi ad un basso tasso di interesse alle banche dell’Eurozona su garanzia di una larga gamma di titoli.  Attraverso le OMT (Outright Monetary Transactions) la BCE si arrogava la possibilità di acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà sui mercati secondari – un vero colpo da maestro il cui stesso annuncio ha avuto un impatto stabilizzatore sui mercati finanziari senza che la BCE ancora abbia sborsato un solo centesimo.  Recentemente i tassi d’interesse sono stati tagliati fino ad un record basso dello 0.5%, con l’annuncio non solo della loro persistenza ma della possibilità senza precedenti di una loro caduta ulteriore finanche a livelli negativi.

Questi sviluppi hanno incontrato la tenace opposizione soprattutto da parte dei rappresentanti tedeschi nel Board della BCE, e sono stati denunciati come indebiti o addirittura illegali fino ad arrivare a un ricorso presso la Corte Costituzionale Tedesca di Karlsruhe.  La Germania si è anche opposta vigorosamente a ogni suggerimento di una mutualizzazione sia pure parziale del debito dell’Eurozona attraverso l’emissione di Eurobonds soggetti a responsabilità collettiva e individuale di tutti gli stati membri – un’obiezione comprensibile dato che la Germania, nella sua qualità di debitore più credibile e solvente rischierebbe di dover ripagare l’intero debito dell’Eurozona (anche se si ritiene generalmente che operazioni del genere sia nei primi stadi della Federazione degli Stati Uniti sia nell’unificazione italiana del 1862 siano stati vantaggiosi per tutti).

É vero che la BCE ha accesso a risorse su grande scala che non figurano nemmeno nel suo bilancio, ossia il valore presente del suo signoraggio sull’Euro (che si compone dei profitti ottenuti dalle emissioni di base monetaria, gli interessi ottenuti dall’investimento delle passate emissioni, l’imposta inflazionistica attesa ossia la perdita di valore reale della base monetaria causata dall’inflazione attesa, cosi’ come l’imposta inflazionistica inattesa).

Nel 2011 Willem Buiter stimava il valore presente del signoraggio della BCE a un ordine di grandezza intorno a €3.300 miliardi (in “The Debt of Nations Revisited: The Central Bank as a quasi-fiscal player: theory and applications”).  Se una parte significativa di queste risorse fosse usata per ritirare titoli di stato dei paesi membri dell’Eurozona nelle stesse proporzioni in cui essi sono azionisti della BCE la crisi dell’Euro sarebbe risolta senza trasformare l’Eurozona in una “Transfer Union”, poiché ciò non comporterebbe alcun trasferimento fra gli stati membri. Le conseguenze potenzialmente inflazionistiche di una tale operazione potrebbero essere neutralizzate riducendo le dimensioni del bilancio della BCE (vendendo assets e riducendo i prestiti), sterilizzando le passività monetarie, aumentando le riserve obbligatorie e migliorando la remunerazione delle riserve in eccesso allo scopo di indurre le banche a tenerle inattive.  Tuttavia questo tipo di operazione incontrerebbe l’opposizione della Germania e degli stati membri Nordici e del loro conservatismo monetario, ed è improbabile che possa essere adottata.

Sono state espresse speranze di un ammobirdimento della opposizione tedesca alla trasformazione creativa della BCE, o perlomeno del suo supporto per l’austerità, dopo le elezioni tedesche del settembre 2013.  Ma ci sono sempre frequenti elezioni in ogni paese a livello nazionale o regionale e/o al livello Europeo (il cui prossimo round sarà nel 2014), e in ogni caso l’opposizione tedesca non incoraggia a contemplare un cambiamento d’opinione anche nel caso improbabile di alternanza politica al governo.

(continua)

______

Quem quiser ler a Parte II desta resposta de Domenico Mario Nuti à pergunta formulada pelo argonauta Júlio Marques Mota, pode ir a:

http://aviagemdosargonautas.net/2013/09/04/saida-do-euro-segunda-resposta-de-domenico-mario-nuti-versao-italiana-2/

1 Comment

Leave a Reply