Mascarado, de Ana Tereza Selek
Fui ao doutor
E ele me disse que eu padecia de mal terrível
E nada que eu fizesse adiantava.
Aprendi a ser pessoa qualquer que existe
E hoje aceito meu mal
Como aceito:
Telefone, teleférico, alpiste
E meditação transcendental.
Não devia ter contado a ele
Que vejo os bichos sem pele;
As velhas com os dentes roxos
E que todas as pessoas me parecem (aos olhos)
Ter um alicate cravado na maçã do rosto.
Meu rosto não tem nem maçã.
E minha pele cai,
Pendurada sobre o osso.
Mascherato
Sono andato dal dottore
ed egli mi disse che soffrivo di un male terribile
e niente che io facessi serviva.
Ho appreso a essere una persona qualunque che esiste
e oggi accetto il mio male
come accetto:
il telefono, la teleferica, la scagliola
e la meditazione trascendentale.
Non avrei dovuto raccontarglielo
che vedo i vermi senza pelle;
le vecchie con i denti viola
e che tutte le persone mi paiono (agli occhi)
avere una pinza conficcata nella mela del volto.
Il mio volto non ha neanche una mela.
E la mia pelle cade,
appesa sopra l’osso.

