José Saramago, de Viagem a Portugal
“Esta Viagem a Portugal é uma história. História de um viajante no interior da viagem que fez, história de uma viagem que em si transportou um viajante, história de viagem e viajante reunidos em uma procurada fusão daquele que vê e daquilo que é visto, encontro nem sempre pacífico de subjectividades e objectividades. Logo: choque e adequação, reconhecimento e descoberta, confirmação e surpresa. O viajante viajou no seu país. Isto significa que viajou por dentro de si mesmo, pela cultura que o formou e está formado, significa que foi, durante muitas semanas, um espelho reflector das imagens exteriores, uma vidraça transparente que luzes e sombras atravessaram, uma placa sensível que registrou, em trânsito e processo, as impressões, as vozes, o murmúrio infindável de um povo. […] Enfim, tome este livro como exemplo, nunca como modelo. A felicidade, fique o leitor sabendo, tem muitos rostos. Viajar é, provavelmente, um deles. Entregue as suas flores a quem saiba cuidar delas, e comece. Ou recomece. Nenhuma viagem é definitiva.”
“Questo viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio che ha fatto, storia di un viaggio che in sé ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e un viaggiatore riuniti in una ricercata fusione di colui che vede e di quel che è visto, incontro non sempre pacifico di soggettività e di oggettività. Quindi: shock e adattamento, riconoscimento e scoperta, conferma e sorpresa. Il viaggiatore ha viaggiato nel suo paese. Questo significa che ha viaggiato dentro se stesso, atrraverso la cultura che l’ha formato e che lo sta formando, significa che è stato, durante molte settimane, uno specchio riflettore delle immagini esteriori, una vetrata trasparente che luci e ombre hanno attraversato, una placca sensibile che ha registrato, in transito e in processo, le impressioni, le voci, il mormorio infinito di un popolo. […] Infine, prenda (il lettore) questo libro come esempio, mai come modello. La felicità, sappia il lettore, ha molti volti. Viaggiare è, probabilmente, uno di loro. Consegni (il lettore) i suoi fiori a chi sa prendersi cura di loro, e inizi. O ricominci. Nessun viaggio è definitivo.”
“[…] A viagem não acaba nunca. Só os viajantes acabam. E mesmo estes podem prolongar-se em memória, em lembrança, em narrativa. Quando o viajante se sentou na areia da praia e disse: «Não há mais que ver», sabia que não era assim. O fim duma viagem é apenas o começo doutra. É preciso ver o que não foi visto, ver outra vez o que se viu já, ver na Primavera o que se vira no Verão, ver de dia o que se viu de noite […] É preciso voltar aos passos que foram dados, para os repetir, e para traçar caminhos novos ao lado deles. É preciso recomeçar a viagem. Sempre. O viajante volta já.”
“[…] Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E pure questi possono prolungarsi nella memoria, nel ricordo, nella narrativa. Quando il viaggiatore si sedette sulla sabbia della spiaggia e disse: «Non c’è più niente da vedere», sapeva che non era così. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. È necessario vedere ciò che non è stato visto, vedere un’altra volta quel che si è già visto, vedere in primavera quel che vira in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte […]. È necessario ritornare sui propri passi, per ripeterli, e per tracciare cammini nuovi accanto a essi. È necessario ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore retorna subito.”

